Quinto Airola
Scultore in provincia di Torino

Il Catalogo delle sue opere in vendita

Il Catalogo delle sue opere in vendita
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Quinto Airola "Il figlio dell'officina"
Per una sorta di colloquio che l'artista di Mathi porta attraverso i rottami di ferro, resti di ogni genere, legno, dimenticati in un angolo ormai inutili, ma anche materiale tagliato secondo idee compositive.
Sfilano sul palcoscenico allestito da Airola molteplici sensazioni e momenti: umorismo, libertà, vita, guerra, famiglia, lavoro, arte, natura e animali. Costruzioni che diventano mezzo interpretativo, genialità che va oltre alla forma per spostarla verso addendi simbolistici.
Per una sorta di colloquio che l'artista di Mathi porta attraverso i rottami di ferro, resti di ogni genere, legno, dimenticati in un angolo ormai inutili, ma anche materiale tagliato secondo idee compositive.
Sfilano sul palcoscenico allestito da Airola molteplici sensazioni e momenti: umorismo, libertà, vita, guerra, famiglia, lavoro, arte, natura e animali. Costruzioni che diventano mezzo interpretativo, genialità che va oltre alla forma per spostarla verso addendi simbolistici.
Biografia
Cenni Biografici
Mostre ed eventi:
Eventi organizzati da: Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino
1984 142° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino, Presenta: "Istituto di bellezza".
1985 143° Esposizione Arti Figurative Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Don Chisciotte".
1986 144° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Suonatore di violino".
1987 145° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Alfonso Capella".
1988 146° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "L'idea della guerra".
1989 147° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Il Gallo".
1991 149° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Busto di Guerriero".
Altre mostre ed esposizioni
Cataloghi:
Pietro Ramella, Le composizioni artistiche di Quinto Airola, Ivrea, 1987.
"Esposizione Arti Figurative", cataloghi della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, 1984/1990.
Eventi organizzati da: Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino
1984 142° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino, Presenta: "Istituto di bellezza".
1985 143° Esposizione Arti Figurative Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Don Chisciotte".
1986 144° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Suonatore di violino".
1987 145° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Alfonso Capella".
1988 146° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "L'idea della guerra".
1989 147° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Il Gallo".
1991 149° Esposizione Arti Figurative della Promotrice delle Belle Arti al Valentino, Torino. Presenta: "Busto di Guerriero".
Altre mostre ed esposizioni
- 1985
Personale al “Centro Pannunzio”, Torino - 1986
Monumento ai Partigiani Comune di Mathi ( TO )
Mostra scultura “ Canavese Arte “ Ivrea TO ) - 1987
Personale “Galleria Primo Piano”, Ciriè ( TO )
Personale “Galleria Spazio Arte”, Orbassano ( TO )
Collettiva “Canavese Arte”, Ivrea ( TO ) - 1988
Personale “ Circolo Artisti Valli di Lanzo”, Lanzo T. se (TO) - 1989
Cippo in memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Cirié ( TO )
Secondo Premio di scultura, Valenza Po’ ( AL )
Collettiva “Palazzo Vela”, Torino
Collettiva “Galleria Novara Arte” Torino
Personale Comune di Fiano ( TO )
Collettiva “Canavese Arte”, Ivrea ( TO ) - 1990
Collettiva “Antichi Chiostri”, Torino
Collettiva “Salone A. P. T.” Lanzo ( TO )
Collettiva “Palazzo I. R. V.” Torino
Collettiva “Chiostri di S. Caterina” Finale Ligure ( SV )
Collettiva di scultura “ Ippodromo di Vinovo” (TO) - 1991
Secondo Premio di scultura Valenza Po’ ( AL )
Personale nel Palazzo della Giunta Regionale di Torino - 1992
Personale “Mostra delle nuove Tecnologie” Torino Esposizioni - 1993
Personale Comune di Villastellone (TO)
Personale Torino Esposizioni ( auto - moto - retrò )
Dal 1993, opere in permanenza presso il Centro d’Arte “ V.A.A.S. Deteurtre”, Vence ( FRANCE )
Personale Comune di Furci Siculo (ME )
Personale nell’ex Caserma Musso, Saluzzo (CN)
Personale all’interno di Città Mercato, Venaria (TO) - 1994
Personale Città di Mondovì (Mondovì Piazza) - 1995
Collettiva Castelnuovo Don Bosco (AT) - 1996
Cippo in memoria dei “Vigili del Fuoco” di San Maurizio Can. (TO)
Primo premio “Scultura Estemporanea, Albertville (FRANCE)
Personale “Circolo Artisti Valli di Lanzo, Lanzo (TO) - 1998
Collettiva di scultura, Venturina (LI) - 1999
Collettiva di scultura “Villa Remmert”, Cafasse (TO) - 2000
TE.MA. ( Territorio- materia ) Mostra dentro la città, Lanzo T. se (TO)
Monumento per il gemellaggio tra il Comune di Mathi ed il comune di Las Parejas (Argentina) - 2002
Personale “Chiesa di San Gregorio” Cherasco (CN) - 2003
Monumento “Inno alla vita”(coautore) Lanzo T. se (TO) - 2005
Monumento “Al chiodaiolo”(coautore) Traves (TO) - 2006
Collettiva “Artisti per la pace”, Università “La Bicocca”, Milano
Personale “Galleria Barman”, Torino - 2007
Personale palazzo D’Oria Ciriè – Collettiva “artisti per la pace” - 2011
Collettiva Spazio espositivo Dell'Artista - Mathi (TO) - 2012
Personale Casa Revera - Benevagienna (CN)
Cataloghi:
Pietro Ramella, Le composizioni artistiche di Quinto Airola, Ivrea, 1987.
"Esposizione Arti Figurative", cataloghi della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, 1984/1990.
Recensioni & Poetiche
RECENSIONI & POETICHE
Il figlio dell'officina
Quinto Airola è stato definito "Il figlio dell'officina", per una sorta di colloquio che l'artista di Mathi porta attraverso i rottami di ferro, resti di ogni genere, legno, dimenticati in un angolo ormai inutili, ma anche materiale tagliato secondo idee compositive.
Sfilano sul palcoscenico allestito da Airola molteplici sensazioni e momenti: umorismo, libertà, vita, guerra, famiglia, lavoro, arte, natura e animali. Costruzioni che diventano mezzo interpretativo, genialità che va oltre alla forma per spostarla verso addendi simbolistici. Guardiamo per esempio "Donna nuda con dama dell'Esercito della salvezza", non si può non sorridere ma anche pensare a questo contrasto, non c'è nulla di irriverente, i personaggi posseggono un'attrattiva stupefacente.
Poi "Gruppo di famiglia", madre e padre teneramente abbracciati e con per mano il figlioletto. Ferro, è vero, ma l'evidenza dell'assieme porta ad an-dare oltre la materia. Ironia e polemica in "Istituto di bellezza", profonda indagine nel mondo della donna rilevata grottescamente e con sottile polemica. Ferro ancora, bronzo, ottone e rame, sono la vitalità de `I ballerini" esemplarmente mobili, mentre `Il generale" ricorda poteri presi culturalmente in giro, come si rileva pure in "Ufficiale con signora" grotteschi e pure affascinanti. Lirico invece "Madre con bimbo" sottile silouette protesa verso l'alto. Aggiungiamo ancora "La bomba" con il piccolo uomo che abbandona la mano sui rottami deflagrati.
Lungo sarebbe passare in rassegna tutte le opere di Quinto Airola nella mostra che si inaugura nei locali del Circolo degli Artisti di Lanzo, ci limitiamo ad una riflessione: di fronte al caotico uso che si fa dell' "arte povera", almeno Airola propone composizioni che offrono sintetiche espressioni di esistenza, soprattutto è riuscito a dare vitalità all' "inutile" con una ricerca di momenti e di percepibilità nelle figure che stanno a riassumere i nostri difetti, le tare della società, la poesia della famiglia, senza strafare e non nascondendo i contenuti in aree da decifrare con difficoltà. Qualunque sia il tema sempre affiora l'umorismo ed è un modo simpatico per essere personale e per porgere pezzi di umanità ricostruita a nuova esistenza. Vittorio Bottino
Sfilano sul palcoscenico allestito da Airola molteplici sensazioni e momenti: umorismo, libertà, vita, guerra, famiglia, lavoro, arte, natura e animali. Costruzioni che diventano mezzo interpretativo, genialità che va oltre alla forma per spostarla verso addendi simbolistici. Guardiamo per esempio "Donna nuda con dama dell'Esercito della salvezza", non si può non sorridere ma anche pensare a questo contrasto, non c'è nulla di irriverente, i personaggi posseggono un'attrattiva stupefacente.
Poi "Gruppo di famiglia", madre e padre teneramente abbracciati e con per mano il figlioletto. Ferro, è vero, ma l'evidenza dell'assieme porta ad an-dare oltre la materia. Ironia e polemica in "Istituto di bellezza", profonda indagine nel mondo della donna rilevata grottescamente e con sottile polemica. Ferro ancora, bronzo, ottone e rame, sono la vitalità de `I ballerini" esemplarmente mobili, mentre `Il generale" ricorda poteri presi culturalmente in giro, come si rileva pure in "Ufficiale con signora" grotteschi e pure affascinanti. Lirico invece "Madre con bimbo" sottile silouette protesa verso l'alto. Aggiungiamo ancora "La bomba" con il piccolo uomo che abbandona la mano sui rottami deflagrati.
Lungo sarebbe passare in rassegna tutte le opere di Quinto Airola nella mostra che si inaugura nei locali del Circolo degli Artisti di Lanzo, ci limitiamo ad una riflessione: di fronte al caotico uso che si fa dell' "arte povera", almeno Airola propone composizioni che offrono sintetiche espressioni di esistenza, soprattutto è riuscito a dare vitalità all' "inutile" con una ricerca di momenti e di percepibilità nelle figure che stanno a riassumere i nostri difetti, le tare della società, la poesia della famiglia, senza strafare e non nascondendo i contenuti in aree da decifrare con difficoltà. Qualunque sia il tema sempre affiora l'umorismo ed è un modo simpatico per essere personale e per porgere pezzi di umanità ricostruita a nuova esistenza. Vittorio Bottino
Vittorio Bottino
Orrore, sconcerto e dramma sintetizzati nei suoi Guerrieri
La guerra come orrore, la guerra e i suoi ordigni come territorio su cui ricercare lo sconcerto per una esperienza assurda che libera un sentimento totalizzante di pietà universale. C'è questo all'interno della nuova ricerca avviata da Quinto Airola, scultore del ferro, con la serie "I Guerrieri", portata a termine nei primi mesi del' 91, in pieno dramma delle coscienze per gli avvenimenti del Golfo.
Ma nella forza di un messaggio che travasa dal cuore dell'autore direttamente nelle forme delle sue opere, c'è anche una ricerca formale che cerca di costruire sensi utilizzando un linguaggio monocorde, esibendone tutte le possibilità espressive.
Nelle tre figure dei guerrieri (modellati nelle loro forme epiche, l'elmo che copre il capo, il gladio stretto nel pugno) sono composti pezzi di granata recuperati fra i bersagli dei campi di esercitazione militare. Un materiale organico al discorso compositivo e capace di rivelare quelle plasticità estreme, realizzate dalle altissime velocità e dalle contorsioni dell'impatto del proiettile vuoto sulle barriere di sabbia.
Queste schegge deformate dall'imprevedibilità delle leggi balistiche costruiscono il petto teso nell'estremo vigore della figura del guerriero morente, disegnano lo spasimo della tensione nel braccio che brandisce la spada, prestano le forme inedite di accessori della cultura guerresca.
Scoperte con l'occhio attento dell'artista che vede crescere l'opera dentro il proprio immaginario, queste schegge compongono figure piene d'essenza, il dramma della vita e della morte, la fisicità delle carni e dei nervi oggettivate nel momento estremo. Quello che esce dai "Guerrieri", una serie sofferta e a lungo meditata, è una nuova sintesi della materia, ricomposta in uno spazio nuovo rispetto a quello che l'ha modellata, con un percorso a ridondanza forzata che mira a fissare l'autentico.
Ma nella forza di un messaggio che travasa dal cuore dell'autore direttamente nelle forme delle sue opere, c'è anche una ricerca formale che cerca di costruire sensi utilizzando un linguaggio monocorde, esibendone tutte le possibilità espressive.
Nelle tre figure dei guerrieri (modellati nelle loro forme epiche, l'elmo che copre il capo, il gladio stretto nel pugno) sono composti pezzi di granata recuperati fra i bersagli dei campi di esercitazione militare. Un materiale organico al discorso compositivo e capace di rivelare quelle plasticità estreme, realizzate dalle altissime velocità e dalle contorsioni dell'impatto del proiettile vuoto sulle barriere di sabbia.
Queste schegge deformate dall'imprevedibilità delle leggi balistiche costruiscono il petto teso nell'estremo vigore della figura del guerriero morente, disegnano lo spasimo della tensione nel braccio che brandisce la spada, prestano le forme inedite di accessori della cultura guerresca.
Scoperte con l'occhio attento dell'artista che vede crescere l'opera dentro il proprio immaginario, queste schegge compongono figure piene d'essenza, il dramma della vita e della morte, la fisicità delle carni e dei nervi oggettivate nel momento estremo. Quello che esce dai "Guerrieri", una serie sofferta e a lungo meditata, è una nuova sintesi della materia, ricomposta in uno spazio nuovo rispetto a quello che l'ha modellata, con un percorso a ridondanza forzata che mira a fissare l'autentico.
Vanni Deffacis
Opere che rappresentano una cristallinea trasparenza dell'Uomo
L'attualità, la poesia, i criteri di interpretazione delle opere di Airola emergono da varie considerazioni: per il materiale di cui sono quasi interamente costituite, il ferro; per gli elementi che lo compongono, attrezzi e sagome di antiche e genuine tecnologie sapientemente modellati; per le figure e gli eventi che rappresentano, espressi con acuta e mirabile sintesi.
Quinto Airola che vive a Mathi, si è dedicato alla scultura dopo una vita operativa passata a lavorare il ferro e dalla sua esperienza di lavoratore manuale e di uomo saggio ha maturato quel concetto di cultura autentico, umano, incisivo, non apprendibile dalle analitiche disquisizioni accademiche ma che proviene invece dalle vicende liete e tristi dell'esistenza filtrate da acuta intelligenza e profonda sensibilità. È la vita con i suoi fatti, le sue logiche, i suoi paradossi, i suoi dolori, le sue gioie, gli innumerevoli punti interrogativi di cui è costellata a suggerirgli le proposte da esprimere, oda rappresentare l'evidenza di problemi insoluti o risolti male.
Il materiale preferito da Airola: il ferro, simbolo di concretezza, di solidità, di resistenza, di forza, il ferro estratto dalle viscere della terra da millenarie genera¬zioni di uomini, porta con sè la storia stessa dell'uma¬nità; gli attrezzi di antiche tecnologie artigianali o di usi domestici e semplici, contengono nella forma, nel loro progetto, specifiche funzioni ideate ed affinate da secolari esperienze.
Airola usa, adattandoli alle sue sculture, questi attrezzi che portano con sè una collaudata saggezza: le figure, le forme di Airola infine raccontano con ironia, talora amara, i momenti, gli atti, gli eventi della vita così, come vengono vissuti e subiti secondo quella strana innaturale propensione a rendere difficile l'esi-stenza, a smorzar la gioia e che Nietzche definisce "l'inutilità della sofferenza".
Dalle figure di Airola emerge nitido l'umano travaglio nel tentativo di gestire la materia, rappresentata dal ferro, nell'indirizzare l'intelligenza simboleggiata dalla logica degli attrezzi di cui sono costituite le sue sculture, nel tendere verso la gioia, come appare dal messaggio ironico che lo scultore ci trasmette con provocatoria efficacia.
Quinto Airola che vive a Mathi, si è dedicato alla scultura dopo una vita operativa passata a lavorare il ferro e dalla sua esperienza di lavoratore manuale e di uomo saggio ha maturato quel concetto di cultura autentico, umano, incisivo, non apprendibile dalle analitiche disquisizioni accademiche ma che proviene invece dalle vicende liete e tristi dell'esistenza filtrate da acuta intelligenza e profonda sensibilità. È la vita con i suoi fatti, le sue logiche, i suoi paradossi, i suoi dolori, le sue gioie, gli innumerevoli punti interrogativi di cui è costellata a suggerirgli le proposte da esprimere, oda rappresentare l'evidenza di problemi insoluti o risolti male.
Il materiale preferito da Airola: il ferro, simbolo di concretezza, di solidità, di resistenza, di forza, il ferro estratto dalle viscere della terra da millenarie genera¬zioni di uomini, porta con sè la storia stessa dell'uma¬nità; gli attrezzi di antiche tecnologie artigianali o di usi domestici e semplici, contengono nella forma, nel loro progetto, specifiche funzioni ideate ed affinate da secolari esperienze.
Airola usa, adattandoli alle sue sculture, questi attrezzi che portano con sè una collaudata saggezza: le figure, le forme di Airola infine raccontano con ironia, talora amara, i momenti, gli atti, gli eventi della vita così, come vengono vissuti e subiti secondo quella strana innaturale propensione a rendere difficile l'esi-stenza, a smorzar la gioia e che Nietzche definisce "l'inutilità della sofferenza".
Dalle figure di Airola emerge nitido l'umano travaglio nel tentativo di gestire la materia, rappresentata dal ferro, nell'indirizzare l'intelligenza simboleggiata dalla logica degli attrezzi di cui sono costituite le sue sculture, nel tendere verso la gioia, come appare dal messaggio ironico che lo scultore ci trasmette con provocatoria efficacia.
Roberto Armand
Dai rottami a figure di intenso senso poetico
Nel catalogo presentato dallo studioso canavesano Pietro Ramella, leggiamo che Quinto Airola comprende la cultura sedimentata presente in un' ascia, in un martello, in un chiodo.
Questi sono alcuni degli oggetti, fra mille altri che gli consentono di realizzare le sue sculture nel suo studioofficina di Mathi, disposte poi all'aperto nel giardino affinché ritrovino la patina del tempo dopo la loro composizione. Nel 1984 il nostro scultore presenta la propria opera alla Promotrice della Belle Arti di Torino; l'anno successivo viene per lui organizzata una mostra presso il Centro Pannunzio, ancora alcuni mesi e ad Airola viene assegnato il 1 ° premio di scultura a Paesana.
Ormai i consensi s'infittiscono, per cui la Regione Piemonte gli dedica una grande Mostra presentata da Angelo Mistrangelo. Le opere di Airola ben si adattano a essere esposte anche nei giardini e parchi; ed è a Fiano che troviamo un bellissimo cavallo, realizzato con rottami vari ad altezza naturale, accanto al suo Don Chisciotte.
Sapientemente egli pone alle spalle di questi personaggi antiche pietresteli che lui stesso ha tolto scavando per giorni in una vecchia fucina; graniti che servivano per assemblare magli a balestra. Oppure a Vence nel cuore della Costa Azzurra presso la galleria V.A.A.S. Duteurtre possiamo ammirare i grandi insetti, le api e le cicogne, realizzate con i parafanghi delle vecchi vespe "Piaggio". Tre sono i materiali che Airola predilige: le pietre con cui realizzare sintetici ma espressivi ritratti, i rottami dai quali pos¬sono nascere un "insetto" che si bilancia nello spazio, un "Gallo mobile", un grande "Fiore", o l'ultimo guizzo di un uccello che muore: Afonia".
schegge di bombe che gli consenton di comporre ipotetici antichi "Guerrieri" intesi fra la vita e la morte, splendide figure, nelle quali è evidente il desiderio di nobilitare e far rivivere un materiale che il fuoco ha consumato. Un capitolo a parte è costituito dal tema della caricatura: dalle "Demoiselle de Germagnan" alla coppia di personaggi evocanti le incisioni satiriche del Settecento anglosassone, al "Generale" che s'impone con una certa dignità nonostante il chiodo conficcato nell'ipotetica testa.
Quinto Airola crede nella sua arte: il suo laboratorio riporta alla memoria i medievali spazi alchemici quando dal fuoco e dai più disparati materiali, si tentavano le vie dell'oro. Nella fucina di Mathi invece vive un uomo che crede nell'umanità, anche se talvolta la canzona, e vive uno scultore che sa esprimere angosce e illusioni, attese e rinunce.
Questi sono alcuni degli oggetti, fra mille altri che gli consentono di realizzare le sue sculture nel suo studioofficina di Mathi, disposte poi all'aperto nel giardino affinché ritrovino la patina del tempo dopo la loro composizione. Nel 1984 il nostro scultore presenta la propria opera alla Promotrice della Belle Arti di Torino; l'anno successivo viene per lui organizzata una mostra presso il Centro Pannunzio, ancora alcuni mesi e ad Airola viene assegnato il 1 ° premio di scultura a Paesana.
Ormai i consensi s'infittiscono, per cui la Regione Piemonte gli dedica una grande Mostra presentata da Angelo Mistrangelo. Le opere di Airola ben si adattano a essere esposte anche nei giardini e parchi; ed è a Fiano che troviamo un bellissimo cavallo, realizzato con rottami vari ad altezza naturale, accanto al suo Don Chisciotte.
Sapientemente egli pone alle spalle di questi personaggi antiche pietresteli che lui stesso ha tolto scavando per giorni in una vecchia fucina; graniti che servivano per assemblare magli a balestra. Oppure a Vence nel cuore della Costa Azzurra presso la galleria V.A.A.S. Duteurtre possiamo ammirare i grandi insetti, le api e le cicogne, realizzate con i parafanghi delle vecchi vespe "Piaggio". Tre sono i materiali che Airola predilige: le pietre con cui realizzare sintetici ma espressivi ritratti, i rottami dai quali pos¬sono nascere un "insetto" che si bilancia nello spazio, un "Gallo mobile", un grande "Fiore", o l'ultimo guizzo di un uccello che muore: Afonia".
schegge di bombe che gli consenton di comporre ipotetici antichi "Guerrieri" intesi fra la vita e la morte, splendide figure, nelle quali è evidente il desiderio di nobilitare e far rivivere un materiale che il fuoco ha consumato. Un capitolo a parte è costituito dal tema della caricatura: dalle "Demoiselle de Germagnan" alla coppia di personaggi evocanti le incisioni satiriche del Settecento anglosassone, al "Generale" che s'impone con una certa dignità nonostante il chiodo conficcato nell'ipotetica testa.
Quinto Airola crede nella sua arte: il suo laboratorio riporta alla memoria i medievali spazi alchemici quando dal fuoco e dai più disparati materiali, si tentavano le vie dell'oro. Nella fucina di Mathi invece vive un uomo che crede nell'umanità, anche se talvolta la canzona, e vive uno scultore che sa esprimere angosce e illusioni, attese e rinunce.
Prof. Gian Giorgo Massara
Dal cimitero della civiltà delle macchine recupera parti di quel mondo amato donando loro una nuova dignità
Capacità di ricerca, fantasia, estrosità, e senso del humour, come ad esempio , per il Monumento ai Partigiani, a realizzazioni estetico: con queste doti innate, unite all'abilità nel creare sbalzi su lastre in rame o in ferro, Airola realizza le sue composizioni artistiche.
Parti di macchine obsolete, strumenti consumati dall'uso, resti di lavorazione e di fusione: nel cimitero della civiltà delle macchine Airola ricupera parti di quel mondo che ha amato e dà loro una nuova dignità, facendole diventare parte di una composizione artistica. Queste sculture, di elevato livello estetico, creano stupore e fan dimenticare la povertà o l'eterogeneità dei materiali utilizzati per crearle. Ad esempio, con due compassi in ferro da fabbro (il corpo, le ali e le gambe) e con mezzo rampone da ghiaccio (la testa), riesce a creare un insetto. Airola è stato incoraggiato, a suo tempo, a svolgere attività artistiche, dallo zio Marchetto Giovanni, esperto in lavori in ferro battuto e dal pittore mathiese Sergio Tappero Merlo.
Dalle esperienze di lavorazione meccanica nelle piccole officine, alla Scuola ed ai Laboratori dell'Arsenale dell'Esercito di Torino, Airola ha acquisito una notevole capacità nella lavorazione del metallo ed ha maturato una passione particolare per gli oggetti in ferro; parti di macchine, strumenti, attrezzi, scarti di lavorazione o di fusione, ogni pezzo di metallo provoca in Airola emozione e stimolo, idee e progetti da realizzare; così il nostro artista raccoglie ogni genere di pezzi di metallo e le relative forme, colori e dimensioni sono memorizzate nel suo cervello; al momento giusto, questi oggetti saranno scovati, per fare il muso di un animale, le ali di un uccello, il corpo di un generale, i seni di una donna.
In Airola sono anche presenti notevoli capacità di uti¬lizzare materiali e tecniche diversi, per realizzare le sculture e le composizioni artistiche: dalle composizioni in metallo ad opere forgiate in metallo; dalla scultura del legno (Resurrezione, il dio Pan) a quella in pietra (Testa d'Uomo); da disegni preparatori di opere (ad MATERNITÀ - 1991)
Parti di macchine obsolete, strumenti consumati dall'uso, resti di lavorazione e di fusione: nel cimitero della civiltà delle macchine Airola ricupera parti di quel mondo che ha amato e dà loro una nuova dignità, facendole diventare parte di una composizione artistica. Queste sculture, di elevato livello estetico, creano stupore e fan dimenticare la povertà o l'eterogeneità dei materiali utilizzati per crearle. Ad esempio, con due compassi in ferro da fabbro (il corpo, le ali e le gambe) e con mezzo rampone da ghiaccio (la testa), riesce a creare un insetto. Airola è stato incoraggiato, a suo tempo, a svolgere attività artistiche, dallo zio Marchetto Giovanni, esperto in lavori in ferro battuto e dal pittore mathiese Sergio Tappero Merlo.
Dalle esperienze di lavorazione meccanica nelle piccole officine, alla Scuola ed ai Laboratori dell'Arsenale dell'Esercito di Torino, Airola ha acquisito una notevole capacità nella lavorazione del metallo ed ha maturato una passione particolare per gli oggetti in ferro; parti di macchine, strumenti, attrezzi, scarti di lavorazione o di fusione, ogni pezzo di metallo provoca in Airola emozione e stimolo, idee e progetti da realizzare; così il nostro artista raccoglie ogni genere di pezzi di metallo e le relative forme, colori e dimensioni sono memorizzate nel suo cervello; al momento giusto, questi oggetti saranno scovati, per fare il muso di un animale, le ali di un uccello, il corpo di un generale, i seni di una donna.
In Airola sono anche presenti notevoli capacità di uti¬lizzare materiali e tecniche diversi, per realizzare le sculture e le composizioni artistiche: dalle composizioni in metallo ad opere forgiate in metallo; dalla scultura del legno (Resurrezione, il dio Pan) a quella in pietra (Testa d'Uomo); da disegni preparatori di opere (ad MATERNITÀ - 1991)
Pietro Ramella
I materiali della Scultura
I materiali per la scultura sono, in questa seconda metà del Novecento, i più diversi: dal marmo al bronzo al legno, dal ferro all'acciaio agli scarti della lavorazione della fonderia. Materiali che mantengono immutato il loro aspetto, la loro carica di comunicazione. In questo senso si delinea l'impegno di Quinto Airola, al quale la Regione Piemon¬te ha dedicato questa esposizione che permette di ripercorrere il suo cammino lungo una decina di anni di un discorso realistico, non disgiunto da una sottile ironia di fondo.
Angelo Mistrangelo


